A Oltre le Vette la proiezione del film Barnabo delle montagne alla presenza del regista Mario Brenta
Una delle serate più attese nel contesto di Oltre le Vette è senza dubbio quella di domenica 9 ottobre che proporrà al Teatro Comunale di Belluno, sul grande schermo appositamente allestito, il film Barnabo delle montagne, del regista Mario Brenta, tratto dall’omonimo libro di Dino Buzzati, scritto nel 1933.
“L’evento vuole essere un omaggio al grande scrittore, pittore,giornalista e alpinista bellunese – ha dichiarato l’assessore alla cultura del Comune di Belluno, Maria Grazia Passuello – in anticipo sul quarantennale della morte che ricorre l’anno prossimo”.
Il film, ultimato nel 1994, è stato girato in parte in provincia di Belluno e Mario Brenta ha messo abilmente a frutto nella realizzazione le annose esperienze acquisite a fianco di Ermanno Olmi, con la scuola di Ipotesi Cinema , restituendo nella scelta delle inquadrature – particolarmente quelle girate in alta montagna – e nei ritmi lenti del film, l’atmosfera voluta da Buzzati per il “suo” Barnabo scritto.
La critica a suo tempo ha ripetutamente premiato l’opera che venne presentata nelle selezioni italiane a Venezia, Cannes e Berlino, vincendo quindi importanti riconoscimenti al FilmFestival di Trento, specificamente dedicato alla Montagna, e al Festival di Gramado in Rio Grande do Sul, Brasile.
Secondo l’importante scuola italiana del realismo, di cui Brenta è convinto assertore, molte parti sono state affidate a persone prese dalla realtà, anche in ruoli importanti, come quello dello stesso Barnabo affidato al feltrino Marco Pauletti, oppure quelli ricoperti dal bellunese Duilio Fontana e dal comelicese Antonio Vecellio Del Frate.
Domenica sera, ore 21, avremo peraltro la possibilità di vedere sul palcoscenico del Teatro Comunale anche tutti questi personaggi, 17 anni dopo, assieme al regista Mario Brenta che non ha voluto perdere l’occasione della proiezione del film a Belluno.
Le stesse immagini dell’opera, a tanti anni di distanza, consentiranno un interessante raffronto sullo stato del territorio provinciale per la parte interessata dalle riprese in esterno.
Come in tutte le serate di Oltre le Vette, l’ingresso è libero.
Il regista: Mario Brenta
Ha esordito nel mondo del cinema come aiuto regista di Eriprando Visconti nel 1962, per Una storia milanese. Da allora collabora con svariati registi, ma l’incontro più importante è senza dubbio quello con Ermanno Olmi, che lo influenzerà a tal punto che nel 1981 gli dedicherà un documentario, Effetto Olmi, girato durante la lavorazione di Camminacammina, selezione italiana al festival di Locarno. Con Olmi sarà fra i fondatori di Ipotesi Cinema, progetto di scuola di cinema. Il suo primo film da regista è del 1974, Vermisat. È un successo di critica, e raccoglie una messe di premi: Selezione Ufficiale al festival di Venezia 1974‚ e poi l’anno successivo Premio Grolla d’Oro a St. Vincent e Premio Speciale della Giuria, ex-aequo con Prima Pagina di Billy Wilder al Festival internazionale di Valladolid.Come per il suo maestro Olmi, anche Brenta fa passare molto tempo tra un film e l’altro. In queste “pause”, numerose sono le collaborazioni con numerose reti televisive, non solo italiane: RAI, Arte, France 2, solo per citare le principali.Il suo successivo lungometraggio, Maicol (1988), vinse il Gran premio della giuria “Film et Jeunesse” al festival di Cannes e il premio “G. Sadoul” come miglior film straniero a Parigi. Un’altra opera di Brenta fu in concorso a Cannes nel 1994: Barnabo delle montagne, tratto da un racconto di Dino Buzzati. Questa pellicola vinse il Festival internazionale film della montagna di Trento ed il Cinemed di Montpellier, oltre a valere a Brenta il premio di miglior regista al Festival de Gramado. Nelll 2010 ha scritto Calle de la Pietà, film sull’ultimo giorno di vita di Tiziano Vecellio, che ha anche diretto assieme alla compagna Karine de Villers. Il film è stato presentato in concorso all’AsoloArtFilmFestival.[1]Oggi insegna Teorie e tecniche del linguaggio cinematografico all’Università di Padova ed a Cinecittà alla scuola di cinema romana Act Multimedia.
Trama del film:
I guardiaboschi vivono montando la guardia a una polveriera sperduta in alto tra le ghiaie, Barnabo ha poco più di vent’anni quando entra a far parte del corpo e Del Colle, il vecchio comandante, lo accoglie come un figlio. Ogni giorno passa uguale all’altro. Rimane l’eco della guerra appena finita e il ricordo di Dario, il più coraggioso dei guardiaboschi, ucciso dai contrabbandieri. Un giorno anche Del Colle viene trovato ucciso. Bisogna trovare gli assassini. Pattuglie di guardiaboschi e paesani fanno il giro delle montagne. Ma non c’è traccia dei contrabbandieri. Arriva il sentore ruvido dell’inverno, e con la prima neve anche il ricordo del vecchio comandante sembra affievolirsi. Quando ormai le ricerche sono abbandonate, viene, la grande occasione, Barnabo se la lascia sfuggire; di fronte ai contrabbandieri ha paura. Viene cacciato dal corpo, scende in pianura, diventa contadino. Dopo anni ritorna in montagna; ma non sarà riammesso fra i guardiaboschi. Molte cose sono cambiate: la polveriera è stata abbandonata e i contrabbandieri sembrano scomparsi. Non gli resta che accettare di fare il guardiano alla vecchia caserma. Un giorno, tornano i contrabbandieri e Barnabo è il solo ad accorgersene. Sale in alto sulle rocce, li aspetta e sono costretti a passare sotto il suo tiro. I suoi nemici sono, come lui, segnati dal tempo, stanchi, pieni di affanni. Punta il fucile pronto ad ucciderli, si aspetta solo la fucilata che possa riscattare la vecchia colpa. Ma il colpo sembra non arrivare mai. I contrabbandieri passano e se ne vanno. In cima alla roccia il posto di Barnabo è vuoto. Barnabo non ha sparato.
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