Thomas Mann – Morte a Venezia è il perfetto romanzo breve, l’apice nella produzione di un autore che raggiunse la perfezione stilistica quasi agli esordi della sua carriera, quando era solo il 1912, non aveva all’ attivo che tre pubblicazioni e questo breve racconto non rappresentava che il quinto di ben 19 romanzi.
La trama si nutre dei grandi temi della riflessione estetica di tutti i tempi. Un’estetica non solo pensata. Un’estetica che si fa forma e infine si sublima nella parola. Un’estetica che si complica nelle pieghe di un metaforismo azzardato e, infine, si risolve nella severità ostentata di un giudizio che ha tanto l’aria di essere un inquieto messaggio morale che l’autore rivolge a sè stesso.
I grandi temi accarezzati dal gusto decadente si fondono con le più alte riflessioni sull’arte e sull’idea del bello e si dipanano nelle pagine come spontanee emanazioni dell’ intelletto confuso del protagonista, il celebre poeta Gustav Aschenbach. Seduzione e morte, bellezza e decadenza, splendore e putrefazione si intrecciano e si compenetrano voluttuosamente, senza che vi sia più una reale distinzione tra essi, mentre l’ atmosfera livida e plumbea di Venezia si staglia sullo sfondo e ammalia i personaggi con il suo fascino decadente.
Sulla soglia dei cinquant’anni il poeta Gustav Aschenbach, contegnoso artista e raffinato cesellatore della parola, si concede una vacanza al Lido di Venezia. Nel corso del soggiorno, pensato come un momento di riposo per il suo spirito affaticato, l’uomo si sente progressivamente sempre più attratto verso un giovane ospite del suo stesso albergo, il piccolo Tadzio, in villeggiatura al Lido con tutta la sua famiglia. Presto il dignitoso e senescente scrittore dimentica il rigore e le imposizioni di lunghi anni di severa disciplina e si trova coinvolto in una dura battaglia contro i suoi impulsi, una lotta torbida che affatica i sensi e l’intelletto, mentre le sue giornate si consumano inseguendo l’amata figurina tra le calli della città e anelando in ogni momento un suo sguardo.
Nella cornice di una Venezia ammorbata dalla peste, Mann rappresenta il fallimento dell’ illusione borghese di poter sacrificare le pulsioni al raziocinio e affida all’ epidemia che, rapida, si sta diffondendo, il valore di un estremo giudizio morale. Il grande poeta che ha ceduto alle pulsioni dei sensi e che ha creduto di veder rappresentata nelle forme perfette del bellissimo fanciullo quell’ ideale di perfezione inseguito a lungo, si spegne infine in una sdraio in riva al mare. La mente confusa. Lo sguardo intorpidito rivolto al ragazzino.
l’angolo della lettura – a cura di Alessia Trentin
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